“L’acqua piace a tutti i bambini” di Laura Scaramozzino

È sempre la stessa scena. Da miliardi di anni. 

L’immagine scorre senza interferenze.

Io sono puro sguardo. Osservo e taccio.

Demiurgo e custode dell’eterna ripetizione del tempo

C’è un bambino che corre in un cortile. È alto abbastanza per non sbandare. Eppure, mentre si dà la spinta, oscilla lievemente e muove il capo. Sulla schiena il costume da supereroe si apre in uno squarcio profondo e lascia intravedere la pelle che sembra yogurt.

Più avanti trotta un cane con il muso dei lupi. Si ferma spesso e si volta verso il bambino che lo insegue ridendo e chiamandolo per nome.

«Tommy, aspettami, Tommy!»

Il cielo ha il colore del cortile. Il bambino fa un lungo giro zigzagando. Il cane ansima, si blocca e lascia che lui lo raggiunga e lo accarezzi sul muso. La lingua gli penzola scura fra i denti bianchi. 

«Tommy, ho fame, sai? Rientriamo».

Il bambino si china all’altezza del cane e poggia un ginocchio a terra. Il lembo posteriore del costume ricorda un piccolo mantello.

Sta per rialzarsi, quando una ragazza, sbucata da un portoncino, gli si avvicina e gli appoggia una mano sulla spalla.

«Devi smetterla di correre come un pazzo. Più corri più ti viene fame».

Il bambino cambia espressione e la fissa con l’aria di uno che si è appena svegliato. «Se non mi muovo divento un ciccione o finisco come la mamma che non capisce più niente. E poi mi annoio».

La ragazza gli preme le dita sulla pelle nuda. «Guarda come hai ridotto il costume. Dovresti smetterla di indossarlo».

Con un movimento brusco, il bambino si scosta e si stringe al cane che li osserva uggiolando. 

«Perché non mi lasci in pace?» sbotta.

La ragazza lo strattona per il lembo scucito del costume e tira. Per poco, il bambino non cade a terra. Si aggrappa al collo dell’animale, inizia a piangere e a tirare su con il naso.

«Devo già badare a lei,» sospira la ragazza «Sai qual è la situazione. Non posso pensare a tutto io».

Il bambino si stacca dal cane e affronta la ragazza sollevando il mento.

«Tu vuoi solo comandarmi a bacchetta. Ti fa comodo che mamma stia così».

La ragazza alza un braccio e fa calare una sberla sulla guancia sudata del bambino. Lui non reagisce. Si passa una mano sul viso e lo massaggia lentamente. Il muco gli cola sulle labbra socchiuse e umide di saliva. Il cane abbaia e muove la testa da una parte e dall’altra. Punta il muso verso la ragazza e il bambino come non sapesse più dove guardare.

«Scusa,» mugola la ragazza «Non ce la faccio più. Non se che faremo quando sarà finito il cibo».

Il bambino lascia scivolare le mani lungo i fianchi, stringe i pugni e serra gli occhi. Sta tremando. 

Mosso dall’impeto fa scattare le mani in avanti e dà uno spintone alla ragazza. Il cane con il muso dei lupi osserva la scena. Inclina la testa e guaisce. Il bambino corre via ed esce dal cortile, seguito dal cane che latra nell’aria grigia di fine estate. 

Nella penombra dell’androne, si asciuga il moccio e lascia che il cane gli lecchi le mani e la guancia arrossata. Resta in silenzio per un po’, poi emette qualche gridolino e ride: «Smettila, Tommy! Mi stai lavando tutto».

Il cane obbedisce e abbaia. Il suono riverbera lungo le scale gialle di sporcizia.

La ragazza rientra dal cortile e non lo degna di uno sguardo. Si avvicina al portone, lo apre ed esce sulla strada vuota e silenziosa.

Il bambino si ricompone e ordina a Tommy di muoversi. Salgono le scale di corsa. Ansimano e tacciono nell’umidità cupa. Arrivati di fronte alla porta blindata di legno chiaro, spingono il battente ed entrano nell’ingresso buio e polveroso. 

Dal bagno proviene un lieve sciaguattare. Il bambino fa un cenno al cane e si preme le labbra con l’indice. Le vecchie Converse gemono sul pavimento invaso dalla lanuggine e da macchie rapprese di crema al cioccolato.

In bagno, sua madre muove le mani nell’acqua della vasca ormai scura e intona una canzone che lui non ricorda. «E adesso che il fumo cancella l’estate…» 

Il bambino le si avvicina cauto insieme al cane, che tiene il capo e la coda bassi. 

«Mamma, perché non ti alzi?» le allunga una mano oltre il bordo incrostato della vasca. «Vieni a fare un giro con me e Tommy».

La donna smette di cantare e sorridere alla pozza d’acqua in cui è immersa. Alza il capo e lo fissa sbattendo gli occhi. «Vieni dentro l’acqua, Samuele» gli afferra la mano e la stringe con forza. «È estate. L’acqua piace a tutti i bambini».

Il bambino prova a divincolarsi, ma la mano della donna gli si serra intorno al polso. 

«Mi fai male, mamma. Smettila!»

Il cane abbaia e urta la mano della donna con il muso. La donna lascia andare la presa e torna a picchiettare l’acqua con le mani aperte. «La lunga vacanza si chiude per sempre,» canta. Piange e ride al contempo. Il cane non smette di mugolare e implorarli con gli occhi.

Il bambino resta inerte e guarda la donna. Osserva la pelle dei polpastrelli che s’imbianca e le gambe pallide che vibrano nell’acqua. 

Lascia tutto come si trova e se ne va in cucina. Si allunga sulle punte, apre la dispensa e fruga nello spazio nero e stantio con le dita ben tese.

Agguanta una merendina. L’ultima? Fa schioccare la confezione. La apre e si ficca in bocca il plumcake con la cupoletta sfondata. «Sa di cartone,» mormora con la bocca piena. 

Il cane lecca i rimasugli e le ultime briciole di tonno in scatola rimaste nella ciotola lercia. 

Il bambino ingoia, rutta e dopo scoppia a piangere. La donna ha smesso di cantare. Si sente solo il rimestare dell’acqua in un silenzio via via più opprimente.


L’autrice

Laura Scaramozzino (1976, Torino) ha partecipato ad antologie e pubblicato romanzi. Dastan verso il mare, Edizioni Piuma, è stato selezionato al Premio Internazionale di Como.

Alcuni suoi racconti sono comparsi su Inkroci, Writer Magazine Italia, Quaerere, Sulla Quarta Corda, Clean Rivista, In fuga dalla bocciofila, Suite Italiana, Tremilabattute, Malgrado le mosche, Super Tramps Club, Grande Kalma, Enne2, Narrandom, Pane e Scorpioni e Spore Rivista.

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