“Riaffiorano le terre inabissate” di M. John Harrison

La trama di “Riaffiorano le terre inabissate” (ed. Atlantide) ha la coerenza di un sogno: qualcosa di sommerso pare rendere logico il susseguirsi degli eventi, eppure analizzando ogni particolare da svegli niente sembra avere senso.

Anche noi lettori sentiamo così lo smarrimento dei personaggi mentre s’immergono sotto la superficie opaca delle loro storie: ci dibattiamo in un sogno che non ci appartiene e cerchiamo di capire, di collegare, di andare a fondo.

Alla fine affondiamo, ci lasciamo andare al flusso senza sforzarci di applicare al mondo di Harrison le logiche che dirigono la veglia e scegliamo il sogno, la confusione, la visione onirica.

Le vicende narrate si biforcano fra la storia di Shaw, ex-informatico naufragato nella disoccupazione post Brexit, e quella di Victoria, una donna di mezza età alle prese con la casa e le bizzarrie ereditate da una madre che scopre di non conoscere.

I due si incontrano, forse si amano in un modo strano e trasognato, poi ognuno prosegue nella propria strada verso l’abisso dell’assurdo.

Shaw comincia così a lavorare per un uomo ambiguo, aggiornando un sito internet apparentemente senza senso e portando a termine incarichi sempre più allucinanti.

Victoria cerca di entrare nella vita delle Midlands e ristruttura l’abitazione di sua madre, ma ogni sforzo è vano contro i deliri dei suoi concittadini, l’acqua che sembra onnipresente, i segreti impenetrabili di una provincia silenziosa e inquietante.

M. John Harrison compone così, con pochi personaggi e una parvenza di trama, un sogno a occhi aperti che lascia spiazzati e inaugura con una voce ipnotica e subacquea un nuovo gradino nell’evoluzione del New Weird.

Come nella vita di tutti i giorni, anche qui serpeggia il sospetto che ci sia qualcosa sul fondale in grado di collegare avvenimenti apparentemente indipendenti: cosa c’entrano il processo a un uomo convinto di trovare creature minuscole nella propria urina con la gente sinistra che porta a spasso il cane nella campagna annegata dagli acquazzoni? Che legame corre fra uno strano libro per bambini vittoriano e misteriose teorie acquatiche sull’evoluzione umana?

Fra Lovecraft e Burroughs, Harrison compone un giallo senza vittime e senza carnefici, un enigma complesso la cui soluzione – abbozzata, sussurrata – sblocca quadri sottilmente angoscianti in grado di sovrapporre come lenti deformanti la tragedia personale di ognuno con un disagio collettivo e universale.

Lasciandoci travolgere, alla fine ci sembrerà naturale perderci nei meandri di questo romanzo labirintico e passare dal complottismo alla magia e poi ancora alla crisi economica: ci sembrerà tutto folle, perfetto e naturale come cominciare a respirare sott’acqua.


Accoppiamenti giudiziosi

L’atmosfera di “Riaffiorano le terre inabissate” è molto complessa da ricreare. Ci sono elementi spaziali e riferimenti artistici che la rendono al contempo soffocante ed eterea: è la guerra dello stato liquido contro il solido, del sogno contro la ragione.

Sembra perfetto, per navigare in queste acque stranianti, affidarsi a un dipinto del pittore svizzero Felix Vallotton.

Felix Vallotton, Clair de Lune (1895)

Si tratta di “Clair de Lune”, un olio su tela oggi conservato al Musée d’Orsay di Parigi.

Non lontano dal surrealismo, Vallotton in quest’opera gioca come Harrison con l’idea di liquidità e crea un paesaggio onirico in cui luce e materia si miscelano sino a creare un panorama notturno che intreccia realtà e sogno in un abbraccio inscindibile.

Le nuvole diventano dorate davanti alla luna, la terra si fa partecipe della mimesi dell’acqua, che imitando il cielo lo rende opera d’arte.

Imitazione, distorsione, immersione sono le parole chiave per addentrarsi in questi capolavori e lasciarsi avvolgere dalla loro equivoca magia: comprendere non basta, forse non serve nemmeno. L’unica cosa da fare è fermarsi a godere dell’opera nella sua interezza, perdersi nei misteri dell’acqua e nel flusso di illuminazioni che talvolta sembra affiorare da questi perfetti enigmi liquidi.

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