“Ragazza, donna, altro” di Bernardine Evaristo

Amo i film antologici, i racconti autoconclusivi, i concept album. “Ragazza, donna, altro” è tutto questo e molto di più.

È innanzi tutto un’opera politica, femminista, anti-razzista e anti-omofoba, ma il suo valore letterario supera i confini del manifesto di una corrente di pensiero.

Il romanzo – se di romanzo si può parlare – dimostra un bel movimento e scorre agile fra le storie di 12 donne, tutte o quasi non-bianche, tutte legate in modo più o meno intenso alle altre.

Alcune sono amiche, madri e figlie, altre si conoscono in modo più sfumato. L’ambientazione che virtualmente le raccoglie è la prima assoluta della nuova pièce teatrale di Amma, al National Theatre di Londra.

Attorno a lei gravitano le altre protagoniste: giovani come la figlia Yazz o vecchissime come la combattiva Hattie, donne ricche e intelligenti che lavorano nella finanza come Carole, attiviste LGTBQ+ come Megan/Morgan, donne idealiste come la professoressa Shirley e donne combattive come Bummin che partendo dal nulla crea la sua impresa di pulizie, donne maltrattate dall’educazione o dalla relazione sbagliata, donne credenti, donne innamorate, donne indomite come le Amazzoni del Dahomey cui Amma dedica il suo lavoro teatrale.

È un mosaico fatto di tessere diverse che compongono un universo femminile variegato che trabocca umanità.

Il talento dell’autrice è evidente nell’aver adottato una voce coerente e imparziale nella sua universalità, qualcosa che riesce ad entrare come un vento nelle esistenze di ognuna di loro senza lasciare traccia ma creando anzi un flusso coerente in grado di tracimare epoche, personalità, vite minuscole.

Anche la sessualità è un tema importante, che viene toccato nelle sue sfaccettature senza pudori e senza reticenze.

Bernardine Evaristo in questo modo dà voce a un coro di voci diverse che si uniscono a definire un mondo che dall’esterno appare come un unicum opaco – colpa dei pregiudizi, colpa di secoli di maschilismo, colpa dell’indifferenza.

Certo lontana da James Baldwin e da altri autori classici che hanno fatto della lotta al razzismo la propria vita, la Evaristo riesce a incanalare un fascio di storie ribollenti in una missione comune che non viene comunque mai fatta prevalere sulla letteratura e sulla magia del raccontare.

Si nota con piacere lo stile personale dell’autrice, che non si affeziona agli stilemi della scrittura contemporanea per trovare una propria originalità anche dal punto di vista strutturale.

Un’opera a suo modo unica, potente, vitale. Alla fine ti fa commuovere, ti fa sorridere, ti fa arrabbiare, ti insegna a guardare.


Accoppiamenti giudiziosi

“Ragazza, donna, altro” è una prova interessante anche e soprattutto per il lettore maschio, bianco, etero (semicitando John Niven).

È bello poter osservare il mondo femminile da un punto di vista finalmente interno e senza filtri, in grado di fare immedesimare chiunque in vite geograficamente e culturalmente lontane.

Leggendolo casualmente mi è capitato di ascoltare “Le ragazze stanno bene” di Vasco Brondi (Le luci della centrale elettrica).

Si tratta in questo caso di una prospettiva diversa che guarda però allo stesso mondo multiforme, a donne che viaggiano insieme nelle nostre vite di passanti.

Nel testo la prima e la seconda persona si alternano e si fondo nell’assoluta identificazione fra diverse anime e diversi paesi.

È impossibile non notare legami stretti fra i modi di raccontare le vite delle donne.

Le luci della centrale elettrica lo fanno appunto da lontano, come guardando un panorama che non si riesce mai a capire del tutto, la Evaristo lo fa dal cuore, espandendo la sua voce in un canto polifonico.

In fondo il motore della storia è la stessa odissea, è la stesso bisogno di cantare.

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