Come ordinare una libreria

Certo scrivere è un’arte, ma anche disporre i libri ha un certo fascino.

Nell’ikebana si dispongono fiori, dopotutto, allora perché non rendere anche l’organizzazione di una libreria una forma di espressione artistica?

Vediamo qualche metodo:

1. Per autore

Rigore, disciplina, pazienza. Queste sono le doti di chi si affida a questo criterio militarescamente efficiente.

Purtroppo è più semplice a dirsi che a farsi: basta ordinare tutto secondo il cognome dell’autore. Ogni volta che arriva un nuovo libro, tutti quelli già presenti devono scorrere. Il problema è quando comprate quel libro che vi mancava di Sherwood Anderson o – ancora peggio – “Flatlandia” di Abbott.

Per Feltrinelli, Mondadori, Libraccio, Hoepli e per chiunque altro abbia un commesso paziente disposto a spostare quasi quotidianamente pile di volumi.

2. Per edizione

Lo usa mio zio, che mi ha introdotto alla passione per la lettura, quindi ci sono affezionato. Egoisticamente lo apprezzo molto soprattutto perché quando mio zio si ritrova fra le mani un doppione in genere lo regala a me. Da un punto di vista imparziale, però, devo riconoscere che questo criterio – pur molto bello esteticamente – richiede una memoria di ferro e pone davanti a dilemmi difficilmente risolvibili: devo davvero mutilare il povero Kundera solo perché è stato pubblicato sia da Adelphi sia da Bompiani?

Per spietati chirurghi letterari che sanno godersi la quiete di una biblioteca pomeridiana come solo il caro Dottor Lecter sa fare.

3. Per colore

Amanti dell’arredamento e dell’interior design unitevi. Si tratta di una moda sorta da poco, una pratica uscita direttamente da Instagram o da un posto in cui i libri tendenzialmente non si leggono ma si fotografano soltanto.

Mettiamo il ricettario di Suor Germana accanto a Chuck Palahniuk e otterremo una bella sfumatura di giallo che degraderà lentamente verso il bianco virgineo di Alice Munro, Bruno Schulz, José Lezama Lima. Ecco fatto, il set è pronto.

Per gli esteti che non hanno sostanzialmente interesse a ritrovare un libro dopo averlo riposto sullo scaffale.

4. Per area tematica

Che si tratti del rigoroso metodo Dewey applicato nelle grandi biblioteche pubbliche o qualche diversa forma di organizzazione del pensiero poco importa. L’imperativo è uno solo: divide et impera.

Perché non separare chirurgicamente la saggistica dalla poesia, la narrativa dai graphic novel? E all’interno di queste macro-categorie proseguire ancora a dividere i romanzi d’amore, i romanzi gialli, i romanzi realistici, i romanzi fantascientifici. E ancora, più in dettaglio: i romanzi cyberpunk, i romanzi steampunk, i new weird, la protofantascienza, la fiction speculativa, il…

Per gli animi vagamente hegeliani che amano categorizzare. Sempre.

5. Per zona geografica

Tutto il mondo è paese, indubbiamente, eppure a chi non piacerebbe passare dal Nord America alla Nigeria con due passi appena? In una biblioteca ben fornita di sicuro è possibile. Dividiamo per continenti, poi per nazioni.

La geopolitica della letteratura è sempre affascinante e ha da sempre i suoi problemi: dove mettere T. S. Eliot? E Juan Rodolfo Wilcock? Maledette doppie cittadinanze.

Per chi ha sempre sognato di lavorare in aeroporto ma preferisce stare in pantofole a leggere.

6. Per affinità emotiva

Il mio criterio preferito. Nessuno oltre al bibliofilo che ha ordinato la biblioteca è in grado di trovare un volume. Si michiano i tutti i criteri che abbiamo visti sopra. Autori simili vicini, nazioni simili vicine. A volte autori diversi che stanno bene insieme finiscono sullo stesso scaffale perché in qualche modo si parlano. Joseph Pistone non starà mai male, accanto a Saviano, e anche Ginsberg si divertirà un mondo vicino a Ferlinghetti. Il problema è Bukowski che litiga con tutti.

In sostanza, il criterio risponde più allo spirito di chi legge che alla sua razionalità. Perché allora questo libro sta proprio qui? Perché lo dico io.

Per tutti gli aspiranti dittatori misantropi con un cuore grande così.

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