“Il suo corpo e altre feste” di Carmen M. Machado

L’immaginazione selvatica dei nuovi autori americani trova spesso terreno fertile nelle storie di poche facciate. Forse è un pregiudizio positivo, ma sembra che la dimensione stessa del racconto sia uno strumento che alcune fantasie sfrenate riescono a utilizzare molto bene a loro favore, rendendola il buco della serratura da cui spiare mondi enormi che vengono svelati solo per porzioni contenute, per immagini.

È infatti molto visiva la letteratura di Carmen Maria Machado – autrice già omaggiata dalla pubblicazione su importanti riviste statunitensi come The New Yorker e Granta e da poco arrivata in Italia con la sua prima raccolta – molto solida, molto corporale.

Ecco che ci troviamo di fronte a materiale vario e vitale, scorrendo le pagine. Sono storie piccole e buone, da maneggiare con cura: si procede per quadri ambigui, per fraintendimenti, per panorami in cui i generi si mischiano sino a creare un impasto inconfondibile che – come nelle migliori ricette – diventa subito una marca stilistica dello chef che ha ideato il piatto.

A partire dal titolo, Her Body and Other Parties, di cui purtroppo perdiamo l’ambivalenza nella traduzione italiana, veniamo proiettati in una dimensione carnale e fisica che affronta l’amore, il sesso, l’essere donna e l’essere madre da una prospettiva del tutto originale.

Non bisogna quindi stupirsi se l’amore in queste storie sboccia mentre molte donne cominciano a svanire nel nulla, né se una voce femminile, elencando tutti i suoi amanti di ambo i sessi, finisce per descrivere l’atroce anatomia di una pandemia letale.

Basta ricordarsi che si tratta di letteratura di frontiera, in ogni caso, in bilico fra dark comedy ed erotismo, fra horror e realismo magico. Nulla va dato per scontato e nulla va preso troppo sul serio.

Oltre alla padronanza stilistica che proietta l’autrice già nel contesto dei grandi prosatori americani, è impossibile restare indifferenti di fronte al coraggio e al carattere di queste short stories che – rinnovando una tradizione di feroce femminismo e di stupefacente energia – ci riportano alla mente i fasti della migliore Angela Carter e le magnifiche paranoie di Shirley Jackson.

Una chicca per pochi è rappresentata dal cuore della raccolta, una provocazione che ibrida il mondo finito del racconto breve con quello ciclico e interminabile delle serie TV: in Especially Heinous: 272 Views of Law & Order SVU l’autrice ricostruisce una vicenda bizzarra e spiazzante di doppelgänger, violenza e fantasmi con campanelle al posto degli occhi attraverso 272 brevi sinossi di episodi totalmente reinventati.


L’Edizione

Codice Edizioni – orgoglioso scopritore italiano di questa perla d’oltreoceano – offre una panoramica sulla prima storia della raccolta, Il nastro, con una copertina elegante e d’impatto.

Una bella edizione, da perderci letteralmente la testa (…ma niente spoiler!)


Accoppiamenti giudiziosi

L’uso sfrontato della carne e del corpo come chiave di lettura mi ricordano un ciclo di opere dell’artista Anish Kapoor.

Ricordo in particolare “Internal Objects in Three Parts”, tre enormi riquadri riempiti di quella che sembrava carne macellata.

L’impatto è più o meno il medesimo: shock, angoscia, una strana curiosità, voglia di toccare, voglia di capire.

È grazie agli strati di silicone bianco e rosso sovrapposti che si regredisce al ventre materno, che ci si ricorda di essere corpo e si prova allo stesso tempo una grande rassegnazione alla finitezza del corpo e una inspiegabile voglia di vita.

Come leggendo questi racconti, si vorrebbe andare oltre, allargare la visuale oltre il poco che ci è concesso ma non si può e non si deve. È perfetto così.

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