Ex Libris e altre perversioni

Forse più diffusi in un altro secolo, forse démodé, superati, sostituiti da timbri, nomi scarabocchiati a mano, odiati, ripudiati, amati, collezionati.

Stiamo parlando degli ex libris, in ogni loro forma: il segno indelebile del possessore, impresso sulle prime pagine dei nostri libri.

Come il marchio a fuoco di un mandriano sul suo bestiame, eccoli che spuntano da vecchie edizioni pregiate o dai banchi disordinati dei libri usati in sconto.

Chi ama frequentare i mercatini o le librerie antiquarie avrà senz’altro familiarità con questa peculiare forma d’arte e di esibizione e se ne sarà trovato qualcuno fra le mani, forse avrà provato a rimuoverlo, nell’illusione che questo basti per riportare il libro a una sorta di nuova verginità.

Purtroppo il possesso non si cancella. Allora meglio dirsi che la purezza non è un valore, che ogni ferita nasconde una storia. Meglio illudersi.

Anticamente erano stampati su foglietti che venivano incollati sulla prima sguardia. Progressivamente sono stati sostituiti nella fantasia dei loro creatori da timbri o timbri a secco, ma sono rimasti incisi nell’immaginario comune come sgargiante sfoggio di vanagloria.

Perché di vanagloria si tratta, inutile negarlo. È una sorta di feticismo che porta il lettore a voler vedere il proprio nome sul libro che sta leggendo.

Nel passato meno recente erano appannaggio di nobili e grandi lettori, spesso elaborati sulla base degli stemmi di famiglia o incisi da artisti famosi come Albercht Durer.

Albrecht Durer, Bookplate of Hieronymus Ebner (1516)

Ne ebbero Charles De Gaulle e Charlie Chaplin, Jack London e Rudyard Kipling, George Washington e Benito Mussolini. Gabriele D’Annunzio addirittura se ne fece stampare diversi, tutti ugualmente elaborati e appariscenti.

Ne abbiamo avuti tutti, in una fase della nostra vita: il nome scribacchiato sulla prima pagina dei libri di scuola o del maledetto Castiglioni-Mariotti, il timbrino a forma di gatto, di delfino, di stella. Sempre di ex libris si tratta, non provate a negarlo.

Oggi cosa resta, di tutto questo?

Collezionismo, curiosità, talvolta fastidio. Alcuni potrebbero chiedersi quale interesse possa rivestire il nome o il motto di uno sconosciuto sulla prima pagina di un libro usato, se non a rovinarlo.


Allora perché si crea un ex libris?

Non si tratta solo di ordine o di catalogazione, né si pretende che qualcuno, dopo aver trovato un vecchio blasone araldico dentro un libro, vada a restituire il pregiato tomo alla nobile schiatta da cui fu sottratto anzitempo.

Il fenomeno ha radici più profonde e più romantiche, più irrazionali: perché il lettore non si meriterebbe, al pari dell’autore e dell’editore, di vedere stampato il proprio nome sul libro che ha letto?

Forse siamo vittima di un complesso di inferiorità in quanto lettori e vogliamo continuare a negarci qualunque ruolo, nel libro scritto da altri.

Eppure il lettore è qualcosa di fondamentale. Il libro che stiamo prendendo in mano diventa un capolavoro solo grazie a noi, ai nostri occhi, al nostro modo personale e sbagliato di interpretare ciò che l’autore ha provato a raccontarci.

Il lettore è colui che crea l’arte, assieme all’autore, in un gioco continuo di interpretazioni e comprensioni che rendono vivo qualcosa che altrimenti è solo una scritta stampata su carta.

Perché allora non dichiararlo chiaramente? Questo libro è mio, solo mio, sono i miei occhi che l’hanno percorso e studiato e sorvolato ed è il mio gusto che l’ha voluto su questo scaffale. Sono io che l’ho interpretato e che ne parlerò domani mentre bevo un caffè coi miei amici, che lo suggerirò a mia madre, che lo regalerò per Natale a qualcuno che ancora non l’ha letto.

C’è qualcosa di molto profondo e struggente, negli ex libris: il desiderio di possedere qualcosa destinato a sopravviverci, il bisogno di rivendicare titanicamente un ruolo dentro l’arte o forse, semplicemente, la voglia di restare impressi per sempre su carta come meriterebbe forse ciascun innamorato della letteratura.


Ex libris celebri (gallery)

Nella galleria, alcuni personaggi celebri immortalati nei loro ex libris:

  • Charlie Caplin, con alcuni elementi distintivi del suo iconico cinema;
  • il pittore Frederic Remington, che riprende col suo bookplate l’estetica western dei suoi dipinti;
  • lo scrittore Edgar Rice Burroughs, con un’elaborazione Art Nouveau del suo personaggio più celebre, Tarzan;
  • il Presidente americano Woodrow Wilson;
  • Jack London, che sceglie come simbolo la testa del suo Zanna Bianca;
  • il padre della psicoanalisi Sigmund Freud, che opta per un’enigmatica raffigurazione Jugendstil realizzata da Bertold Löffler.

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