Una preziosa riesumazione: “Stillicidio” di Arthur Edwards Chapman

Pubblichiamo in esclusiva un estratto da “La fattoria fantasma e altri racconti”, una selezione di racconti apparsi sulla storica rivista Weird Tales, curata dal traduttore Paolo Giovannetti.


La parola al Curatore

Le informazioni biografiche sullo scrittore di origine inglese Arthur Edwards Chapman risultano molto scarse: si conosce la sua data di nascita, il 1898, mentre la sua data di morte rimane ancora un mistero.

Quello che si sa della sua vita riguarda la sua attività di scrittore di racconti brevi con cinque opere pubblicate nella rivista Weird Tales nell’arco di nove anni.

S. T. Joshi definisce questa storia, “The Tap”, pubblicata originariamente nel febbraio del 1924, come un racconto vivido, che inizialmente suggerisce orrore psicologico, ma poi, verso la fine, vira verso il soprannaturale. Fra quelle selezionate per la raccolta, questa short story è l’unica il cui titolo originale non sia stato tradotto in modo letterale (“il rubinetto”), ma con un termine che rappresenta un lento gocciolamento…


“Stillicidio” di Arthur Edwards Chapman

Mentalmente maledissi il rubinetto.

Se mi fossi alzato per chiuderlo, mi sarei alzato una mezza dozzina di volte nell’ultimo quarto d’ora, e ancora lo sconcertante gocciolamento, gocciolamento, gocciolamento continuava.

Era la mia prima notte nel nuovo appartamento e, dopo che la signora Biggs, che era venuta a fare le pulizie e a prepararmi i pasti, mi aveva augurato “Buonanotte”, mi ero sistemato per scrivere un breve articolo che avevo promesso di consegnare entro la mattina.

Le parole erano sgorgate facilmente dalla mia penna e probabilmente proprio per questo motivo l’incidente risalta nella mia memoria più vividamente di quanto sarebbe stato altrimenti.

Ricordo che mi ero fermato nella mia scrittura per considerare più profondamente un certo punto del mio articolo; alzando lo sguardo verso l’orologio, avevo notato le lancette che indicavano le undici meno un quarto, e mentre prendevo di nuovo la penna sentii quel gocciolare, gocciolare, gocciolare del rubinetto in bagno. Per alcuni minuti non prestai attenzione al suono e continuai a scrivere; ma prestodivenne così forte e insistente che mi ritrovai a contare inconsciamente le gocce.

Plink, plink, plink…

“Una guarnizione allentata”, mi dissi. “Domani chiamo un idraulico!” Alzandomi, andai in bagno e chiusi il rubinetto per quanto possibile. Poi tornai alla mia scrivania; ma a malapena avevo preso la penna prima che il suono ricominciasse.

Plink, plink, plink…

Cercai di ignorarlo; ma senza successo. La stessa quiete dell’edificio sembrava intensificare il rumore finché ascoltarlo divenne doloroso. Devo essere andato almeno quattro volte per cercare di stringere la cosa fastidiosa, e così come sicuramente sarei tornato alla mia sedia, credendo di averlo riparato, altrettanto sicuramente quel gocciolamento sarebbe ricominciato da capo.

Con un’esclamazione di fastidio, mi alzai di nuovo in piedi. E poi, all’improvviso, mi resi conto che i plink, plink, plink stavano cambiando lentamente, gradualmente, fino a un pieno flusso d’acqua, come se qualcuno stesse girando il rubinetto nella sua massima estensione.

Sorpreso, mi precipitai in bagno, e mentre mi avvicinavo alla porta sentii la finestrella aprirsi con un forte botto, e una grande folata d’aria mi avvolse, aria di una temperatura così gelida che rabbrividii involontariamente.

Brontolando per la disattenzione della signora Biggs nel lasciare la finestra socchiusa, la chiusi frettolosamente e la fissai, rimettendo in sede il piccolo bullone che un inquilino precedente aveva per qualche motivo posizionato sul telaio inferiore. Dopo aver chiuso il rubinetto, che, per uno strano scherzo della natura, si era aperto da solo, chiusi la porta del bagno e tornai al mio lavoro con rinnovatadeterminazione di mandare a chiamare l’idraulico l’indomani.

Ci volle un po’ di tempo, tuttavia, prima che fossi di nuovo in grado di concentrarmi completamente, perché continuavo a interrompermi per ascoltare quel gocciolare continuo. Ascoltai invano; perché il suono stancante non si rinnovò e, anche se scrissi per almeno un’ora di più, quella notte non si fece più sentire.

La mattina dopo, misi in pratica la mia determinazione e, a tempo debito, arrivò il mio amico idraulico. Dopo aver trascorso molto tempo in bagno, si è presentato da me.

“Non sembra esserci niente che non vada, signore” mi assicurò. “Ma ho messo una nuova guarnizione, e ora sarà sufficiente, signore. Verrò di nuovo, però, solo per vedere se sta andando bene.”

A quanto pare aveva ragione, perché non ho sentito il rubinetto durante il giorno. Una volta, dopo che la signora Biggs se ne fu andata, andai in bagno per ispezionare il lavoro, ed ero abbastanza convinto che il gocciolamento non mi avrebbe causato ulteriori disagi.

Ne approfittai anche per vedere che la finestra del bagno era fissata saldamente, e, così soddisfatto, tornai nel mio studio.

Mi ero completamente immerso nel mio lavoro ed ero totalmente ignaro di tutto tranne che del rumore della mia penna mentre sfrecciava sulla superficie liscia della carta. Tutto il resto sembrava avvolto in una quiete come quella di una notte tropicale, una quiete paradossalmente enfatizzata dalla moltitudine di suoni familiari che, stranamente, non riescono a imprimersi nella mente solo a causa della loro stessa insistenza.

Il ticchettio dell’orologio sul muro davanti a me; l’occasionale caduta di un carbone dalla grata; questi e altri rumori comuni servivano solo ad aumentare la quiete mortale della mia stanza.

Poi, all’improvviso, mentre scrivevo, presi coscienza di un nuovo suono, un accompagnamento, sembrava, al graffio della mia penna.

Plink, plink, plink…

Trafisse il silenzio come uno stocco trafigge un cuore; mi si impose così duramente che lasciai cadere la penna e mi infilai le dita nelle orecchie per tapparle. Mentre lo facevo, alzai la testa e mi ritrovai a guardare con una sensazione simile alla paura dell’orologio.

Erano esattamente le undici meno un quarto!

Per un istante fissai l’orologio e un brivido freddo mi percorse la schiena. Era solo una coincidenza o c’era qualcosa di strano nel rubinetto? Un quarto alle undici!

Lentamente, con paura, girai la testa verso la porta, quasi aspettandomi di vedere qualche terribile apparizione che scivolasse attraverso. Poi risi, un po’ nervosamente devo ammetterlo, per il mio terrore infantile, e mi alzai bruscamente in piedi. Ferma tutto! Avevo i nervi a fior di pelle. Stavo lavorando troppo; un riposo mi avrebbe fatto bene…

Plink, plink, plink…

Non c’è niente di strano, sicuramente! Pensavo che avrei concordato con il mio amico idraulico, lo stesso… Nel frattempo, dovevo cercare di controllare il gocciolamento.

Mentre entravo in bagno, il rubinetto, che sembrava protestare contro la mia interferenza, iniziò a gocciolare più velocemente e allungai la mano per fermarlo. Poi sentii una strana sensazione pungente e bruciante di freddo intenso sul dorso delle mani come se qualcuno stesse passando un pezzo di ghiaccio su di loro, e la manopola del rubinetto iniziò lentamente a svitarsi.

Era strano, inquietante, non riesco a descriverlo adeguatamente.

Cercai di resistere a quella forza invisibile, ma ero impotente contro di essa. Né potevo ritirare le mani dal rubinetto. Erano intorpidite da quella freddezza gelida e premute come da dita invisibili contro il metallo, mentre la vite girava lentamente intorno e intorno davanti ai miei occhi, e il gocciolamento, il gocciolamento diventava sempre più rapido.

E poi un terribile terrore senza nome si impossessò di me. Mi sforzai di fuggire, ma non ci riuscii: volsi la testa dall’altra parte, ma uno strano potere mi spinse a riportare lo sguardo al rubinetto che continuava a girare lentamente… girava…

Il mio cuore batteva follemente contro le costole, avevo caldo e freddo alternativamente, pensavo di essere impazzito e di aver lottato selvaggiamente per sfuggire a quell’orribile influenza. Poi, quando la vite raggiunse il suo limite e l’acqua sgorgò, la finestrella si spalancò improvvisamente e un’esplosione di ghiaccio mi avvolse e mi fece barcollare contro il muro.

Per qualche minuto mi appoggiai lì, sforzandomi di calmare i nervi e recuperare le mie capacità di ragionamento. Ma ora tutto era immobile e silenzioso, tranne lo scorrere dell’acqua.

Meccanicamente, passai al lavabo e chiusi il rubinetto, poi chiusi e fissai la finestra. Ora ero in grado di pensare con più calma e cercavo di sondare il mistero di questo strano evento. Ma, per quanto ci provassi, non riuscivo a spiegarlo. Ero sempre stato uno scettico riguardo allo spiritualismo, eppure…

Il giorno dopo passò come al solito, e anche se in diverse occasioni entrai in bagno non c’era alcuna indicazione di qualcosa di insolito in quel posto. Il rubinetto si stava comportando proprio come dovrebbe fare qualsiasi rubinetto che si rispetti.

Durante la serata ho ricevuto la visita di un vecchio compagno di college, Ralph Gratrix. Ai vecchi tempi avevamo combattuto molte battaglie verbali su questioni relative alla ricerca psichica, poiché Gratrix era un acuto studioso della materia, mentre io, come ho lasciato intendere, ero apertamente uno scettico.

Ricordando questo, colsi l’occasione per raccontargli la mia esperienza della notte precedente.

Quando ebbi finito il mio racconto, Gratrix rimase in silenzio per un po’. Poi si voltò e mi guardò in modo strano e disse, piuttosto marginalmente, pensai:

“Ti ricordi l’omicidio Goldstone che ha creato una tale sensazione circa sei mesi fa?”

Dissi che avevo un leggero ricordo del caso. “Un certo manager teatrale di nome Goldstone aveva ucciso sua moglie in un impeto di gelosia, non è vero?”

“Sì”, concordò lentamente Gratrix. “Beh, il crimine è stato commesso in questo appartamento.” Ora toccava a me fissare incuriosito.

“In questo appartamento!” Ripetei, tirando fuori il portasigarette e offrendolo a lui. Gratrix annuì.

“Lascia che ti rinfreschi un po’ la memoria”, disse illuminandosi. “Questo Goldstone era noto per essere follemente geloso della sua giovane moglie. Si diceva che sospettasse che lei fosse indebitamente interessata a un certo attore che allora interpretava il ruolo di protagonista nella compagnia di Goldstone. Beh, una sera, una domenica sera, Goldstone stava tornando nel suo appartamento quando passò davanti all’attore per strada. Immediatamente la gelosia di Goldstone si risvegliò. Nella sua mente c’era solo una spiegazione: sua moglie aveva approfittato della sua assenza per ricevere il suo amante…”

“Oh, mi sembra di ricordarmelo” lo interruppi. “È stato dimostrato in seguito che l’attore aveva appena lasciato alcuni amici in fondo alla strada in compagnia dei quali era stato tutta la sera. Non è stato così?”

“Sì, hai ragione”, disse Gratrix. “Ma Goldstone non lo sapeva. Tutto ciò a cui pensava era la presunta infedeltà di sua moglie. I suoi precedenti sospetti sembravano più che giustificati… Ed entrò nell’appartamento con intento omicida. Sua moglie stava per ritirarsi ed era andata in bagno per un bicchiere d’acqua che aveva l’abitudine di prendere come ultima cosa la sera. Aveva appena aperto il rubinetto e stava raggiungendo il bicchiere quando Goldstone irruppe su di lei…”

Gratrix si fermò e guardò nel caminetto. “Sarebbe stato un po’ prima delle undici”, disse con aria riflessiva.

“Poco prima delle undici?” Posi la domanda all’improvviso. “Quello è il momento in cui il rubinetto inizia a gocciolare!” Il mio amico annuì lentamente e continuò: “Non ha avuto il tempo di riempire il bicchiere prima che Goldstone la prendesse per la gola! … Sapete il resto. Un poliziotto la sentì urlare e forzò un’entrata… Ma era troppo tardi.”

Finì di parlare e si chinò per accendere il fuoco morente in un’ultima fiamma disperata. Lo guardai per metà dubbioso.

“Credo”, disse deliberatamente, “che lo spirito della donna morta stia cercando di completare l’azione che la mente ha concepito ma il corpo non è stato in grado di svolgere.”

“Intendi dire che il pensiero più alto nella mente della donna quando la morte l’ha colta era quello di ottenere acqua, e che lo spirito non riposerà in pace fino a quando questo pensiero non si tradurrà in azione?”

“Sì.” disse: e poi si fermò di colpo, ascoltando attentamente. Anche io avevo sentito il suono e sapevo che era giunta l’ora. Guardando rapidamente l’orologio, vidi che erano le undici meno un quarto, e mentre il gocciolamento diventava lentamente più forte, sentii ritornare qualcosa di quella paura della notte precedente. Gratrix si alzò bruscamente e gettò la sua sigaretta mezza consumata nel camino, con negli occhi uno strano sguardo lontano. “Vieni” disse piano, e io lo seguii, non senza qualche perplessità, fino al bagno. Mentre apriva la porta, i miei occhi cercarono istintivamente il rubinetto e vidi che stava lentamente girando… girando. Per un istante il mio amico guardò in silenzio; poi improvvisamente attraversò il lavabo e prese un bicchiere dallo scaffale sopra, lo tenne sotto il rubinetto che ora scorreva rapidamente. Lo guardai meravigliato, rabbrividendo un po’ mentre sentivo un’onda gelida passarmi accanto. Ma Gratrix non sembrò accorgersi di nulla, e appoggiando il bicchiere, ormai pieno, sul lavabo, si avvicinò velocemente al mio fianco.

“Guarda”, disse semplicemente.

Insieme fissammo quel bicchiere d’acqua: e poi con uno shock mi accorsi che si stava muovendo! Lentamente, quasi impercettibilmente all’inizio, iniziò a fluttuare verso l’alto come sollevato da una mano invisibile. Affascinato, inorridito, osservai la sua corsa verso l’alto, e penso che mi sarei precipitato in avanti se il mio compagno non mi avesse trattenuto con un braccio di avvertimento.

Il bicchiere salì più in alto, e quella mano invisibile cominciò ad inclinarlo in modo che sembrasse che il contenuto dovesse essere versato sul pavimento. Nessuna goccia cadde, tuttavia. Invece, vidi l’acqua scomparire lentamente, svanendo nell’aria fino a quando l’ultima goccia non fu sparita.

Sentii la testa pulsare; il mio cuore iniziò a battere forte. Non riuscivo più a sopportarlo, e con un grido spostai la mano del mio amico che mi tratteneva e mi lanciai selvaggiamente in avanti. Con un forte schianto, la finestra si spalancò e, mentre cadevo indietro davanti alla ferocia di quell’afflusso d’aria, il vetro, liberato dal potere invisibile, cadde sul pavimento dove si frantumò in cento frammenti.

Con uno sforzo mi tranquillizzai e mi voltai verso Gratrix, che era ancora in piedi con la schiena contro il muro, uno sguardo vacuo negli occhi e un debole sorriso di comprensione e sollievo sulle labbra.

“Che… che cos’era?” balbettai. “Che significa?”

Con calma rispose mentre si voltava verso di me: “Significa… che il pensiero inespresso è diventato una realtà. Lo spirito non ti disturberà più!”

Il mio amico idraulico venne, come aveva promesso, a vedere come era andato il suo lavoro.

“Bene, signore,” disse “Scommetto che quel rubinetto non gocciola ora, eh?”

Sorrisi pensieroso, “No,” risposi lentamente; “non perde… ora!”

“Ho pensato a come risolverlo!” Esclamò con orgoglio professionale. “Non conosco nulla di rubinetti, non vale la pena sprecare fiato!”


Il Traduttore

Dopo una laurea in lingue, Paolo Giovanelli ha iniziato a tradurre per passione testi letterari.

Ha esordito come autore di racconti brevi nel 2019 con la pubblicazione della raccolta “Il Pioppo Bianco” (Arduino Sacco editore), a cui hanno fatto seguito “Tentativo di fuga” (Linea Edizioni, 2022) e “Hotel Belvedere e altri racconti” (Self-published, 2023).

Ha curato le traduzioni de “Il racconto del Cantastorie”, dello scrittore indiano Omair Ahmad (Self-published) e “Le caverne della morte”, raccolta di racconti weird della scrittrice americana Gertrude Atherton (Hypnos Edizioni, 2024).

Perennemente alla ricerca di storie weird o fantascientifiche per seguire la sua passione per la traduzione, intrattiene un rapporto epistolare con il grande critico S. T. Joshi, che ha anche curato l’introduzione della sua ultima pubblicazione, “La fattoria fantasma e altri racconti”: una selezione di storie, inedite o poco conosciute al pubblico italiano, apparse sulla storica rivista Weird Tales negli Anni Venti del Novecento.



La fattoria fantasma e altri racconti

a cura di Paolo Giovannetti


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