“Un cane” di Andrea Scagliarini

Sono giorni che osservo i movimenti del suo corpo. La mia padrona è distratta. Gli oggetti le cadono di mano. Sbatte contro i mobili. Quando mi parla il timbro di voce si fa meno grave, qualche volta diventa aggressivo. Le sue parole sembrano vibrare come le corde di un pianoforte scordato. Sta ultimando un lungo romanzo, ma non è una scrittrice. Di sicuro, quando era giovane ha composto cento poesie e ne ha distrutte altrettante. Se potessi, le direi che scrivere è un mestiere difficile e che i concorsi letterari sono fatti per i gonzi. 

Ieri mi ha raccontato che da bambina immaginava che i pastori tedeschi comprendessero solo il tedesco. Potrebbe diventare l’incipit folgorante di un racconto per l’infanzia, ha proclamato alzando le braccia al cielo. Una marmocchia vuole imparare una lingua nuova per comunicare con il cane dei vicini, ma non sa come fare. Ci siamo guardati. È scoppiata a ridere, poi ha iniziato a discorrere. «Ci sono giornate in cui ti vedo assorto, in altre mi sembri assente e lontano da tutto.  Ti hanno abbandonato in un canile e io ti ho preso sulla fiducia.  Sii felice per te stesso e per la tua nuova casa». Scriveva e parlava. Era come se dialogasse con sé stessa di fronte al piccolo monitor, ma forse stava solo immaginando un lungo capitolo in cui narrare di me.

Tutte le sere, guardiamo la televisione dal divano. Lei piange spesso, qualche volta anch’io. Questa sera ha detto che non esistono film vietati ai cani. Ha riso e ci siamo fissati. «Che cazzo hai da guardare? No, scusami, non volevo. È solo che mi irriti quando sei così pensieroso».

Quando usciamo, camminiamo a lungo per strade conosciute. Ha paura di lasciarmi libero, è spaventata dalle storie di animali travolti da automobili. Teme l’aggressività degli altri cani o il contatto fatto di odori e di monta con le femmine della mia specie. Le hanno consigliato di castrarmi per prevenire tumori testicolari, per farmi vivere più a lungo e ridurre la mia esuberanza, ma non ha dato peso a queste avvertenze. Ha scoperto che la castrazione potrebbe avrebbe effetto sul mio carattere e mi ha confessato che non mi porterà mai da un veterinario eugenetico che annullerebbe la produzione di sperma e di testosterone dietro 200,00 euro di onorario, qualche punto di sutura e un inguardabile imbuto bianco al collo. Per ora, si accontenta di avermi iniziato alla dieta vegana.

Il momento più atteso delle nostre passeggiate serali è quando si accendono i lampioni del lungo viale alberato. Non ci perdiamo mai lo spettacolo. Lei guarda l’orologio e qualche volta aspettiamo anche se fa freddo o inizia a piovere. Rimaniamo sempre incantati di fronte al prodigio dell’illuminazione pubblica, come due bambini di fronte alla magia dei fuochi di artificio. Oggi siamo entrambi stanchi. «È ora di rientrare, è stata una lunga giornata. Ho bisogno ancora di scrivere» mi sussurra con un veloce sorriso. E io annuisco, come sempre, mentre innaffio il mio albero preferito, prima che sia notte. 


L’Autore

Andrea Scagliarini vive a Torino dove ha conseguito una laurea in Storia e critica del cinema e svolge l’attività di musicista e di insegnante. Ha vissuto negli Stati Uniti finché il visto glielo ha permesso. Oltre a suonare, viaggia e fotografa il mondo in bianco e nero. I suoi testi sono già apparsi sulle riviste letterarie Narrandom, Pastrengo e Fuori Asse.  

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