Di sicuro Giada era la più felice di tutti, lo chiamava “robottino”. Era sicura che ora avremmo tutti lavorato meno e finalmente avrebbe trovato il tempo per fare il corso di acquagym con Marianna.
“Oh, Cicci, ma ci pensi? Ora non dobbiamo più rispondere per mail a tutti quelli che rompono. E poi i candidati li sceglie lui da solo!”
In vent’anni di onorato servizio, gli unici corsi che aveva seguito erano stati quelli di aggiornamento professionale. È lì che ci avevano presentato Semicolon, il nuovo software della case madre americana per il supporto alle risorse umane.
“Sto robottino ci migliorerà la vita, fattelo un sorriso, Cicci, su” mi diceva smontandomi le guance.
In HR però quei giorni si rideva poco, ci preparavamo a salutare Lino, il direttore del team. Aveva deciso di prendersi “una pausa di riflessione”.
Dicevano che aveva discusso con il nuovo management, secondo Nencini invece si era trattato di un confronto “sereno e aperto sull’implementazione dei nuovi processi”.
Non ci ho mai capito molto di computer, ma pareva che ai piani alti avessero già scelto il sostituto, grazie al “robottino” che sbircia migliaia di curriculum in un attimo e prende i migliori profili incrociando parametri e parole chiave.
“Così sgobba l’algoritmo per noi” diceva Giada, “Lavorare meno, lavorare meglio!”.
Il tempo dedicato alle assunzioni era diventato sempre meno, in effetti: c’era il software a fare quasi tutto. Era già configurato per selezionare da solo il nuovo personale e organizzare le interviste di lavoro, aveva i template dei contratti già tutti precompilati e ai poveracci che chiedevano aggiornamenti sulla loro candidatura mandava risposte in automatico. Per la gioia di Gardella, con la sua battuta tormentone: ‘’Oh quand’è che ci pulisce l’ufficio e porta anche il pranzo?”
Giada era sempre lei anche quel lunedì. Caciarona e sorridente, aveva appena comprato gli occhialini da piscina per il corso di acquagym, avrebbe iniziato il giorno dopo.
“E poi pronti per la prova costume, Cicci!”.
La sua risata sganasciata rimbombava tra le pareti del piccolo ufficio HR, che era diventato improvvisamente più largo.
Se n’era andata da due giorni anche la Carlini. Chissà poi perché, era culo e camicia con i capi, certo sempre imbronciata e con quel carattere, poi vai a capire.
“Oh, acqua in bocca, mi è arrivata ora la mail. Oggi ho il meeting con l’America! Proprio ora che se n’è andata la Carlini. Se fai due più due… incrociamo le dita Cicci mia, dopo vent’anni uno se lo merita”.
E mi abbracciò per la prima volta dopo un anno di lavoro insieme.
Tre settimane. Non ho più visto Giada dopo quell’abbraccio, chissà se poi è andata davvero in Grecia, se sta ancora festeggiando la promozione.
In ufficio oggi è un mortorio, mi sto per addormentare. Sono sola nella stanza del team HR, fisso lo schermo e poco altro.
C’è Nencini in sala copie. “Quando torna Giada?” chiedo timida. Deglutisce. Bofonchia qualcosa sul tempo, sull’importanza di noi neolaureati in un’azienda in grande crescita perché “siete risorse per il futuro”. Tossisce, raccatta quattro fogli e sguscia via.
Del nuovo direttore neanche l’ombra. Non è venuto ancora nessuno a fare colloqui, chissà se stanno già pensando a una nuova sede, faranno ormai tutto da qualche altra parte, a Roma o Milano.
Se poi servisse, io sarei pronta anche a partire, ci mancherebbe altro. Lino lo aveva detto al primo colloquio, bisogna essere aperti e flessibili perché nelle aziende dinamiche i cambiamenti sono all’ordine del giorno.
Un ultimo sguardo al calendario, manca mezz’ora alle 18, tocca aspettare prima di sloggarsi, il sistema lo vede quando stacchi.
Sbuffo, ma manca poco e poi anche oggi è fatta.
Poi una notifica della mail in arrivo spunta in alto a destra, come una fatina curiosa. Strabuzzo gli occhi, mi risveglia. Oggetto: “URGENTE – Invito per confronto con il Management”
“Che fine ha fatto tutta sta gente? Tutti i computer che stavano qua dentro…”
“Che te ne frega, meno roba c’è e prima finiamo di pulire. E comunque è l’ultima settimana che veniamo qui.”
“Belli sti occhialini oh, quasi quasi me li prendo, che dici?”
“Sei fuori? Qua è pieno di telecamere, ti ricordi?”
“Ma va là, non c’è un’anima viva in giro.”
“Fai un po’ come ti pare, però muoviti che Barozzi ci vuole vedere alle sei.”
“Ah sì, presentano la nuova pulitrice elettronica giapponese, dice che faremo il lavoro in metà del tempo. Lavorare meno, lavorare meglio, e si finisce prima la sera. Così dopo il lavoro me ne vado al mare, gli occhialini ce li ho già.”
L’Autore
Teo Meriggi, classe 1983, vive a Berlino dove addirittura lavora nonostante una laurea in Scienze della Comunicazione. Da qualche anno prova a scrivere racconti brevi, alcuni sono stati pubblicati da Rivista Piegàmi, In Fuga Dalla Bocciofila, Formicaleone e Rivista White.
