“La fata confetto” di Elisabetta Tocchetti

Clic.

Luce.

Musica.

Eccomi, mi vedete? Sto ballando, guardatemi. Guardate i miei capelli. Ho una corona sulla testa, la vedete brillare? Il mio tutù è ricoperto di perle e ricami, la gonna è una nuvola di tulle, sono la Fata Confetto, dolce come lo zucchero, leggera come un fiocco di neve. Un momento, devo fare un giro completo, aspettate che abbia finito. Ecco, adesso l’ho fatto. Mi avete vista girare? Avete visto come sono brava a tenere questa posizione? È un’attitude derrière. Ci vogliono anni di studio per eseguirla così bene. A voi sembrerà facile, penserete che io non faccia fatica a restare così, in equilibrio su questa gamba tesa, mentre tengo l’altra sollevata all’indietro e le braccia disegnano un cerchio morbido intorno alla testa. Mi vedete rilassata, sorridente, ma non fatevi ingannare dal mio sorriso. Le scarpette da punta mi stringono i piedi, i muscoli mi fanno male, ho la schiena a pezzi, ma mi hanno insegnato che non devo mostrarlo, ho imparato a nascondere il dolore, a fingere che tutto vada bene, sempre. Perché sono nata per danzare e non voglio smettere mai. Sono la Fata Confetto, danzerò per voi.

Silenzio.

Buio.

Clic.

Dov’è la ballerina, adesso? Sta dormendo? Oppure è sveglia e mi ascolta? Ehi, ballerina. Mi senti? Stai attenta, perché adesso riaprirò la scatola e tu dovrai sollevarti e ballare. Ma non è questo che voglio, io voglio vedere come funziona, voglio capire il meccanismo che ti fa muovere a tempo con questa musica. Preferirei che tu restassi ferma e che il carillon non ripartisse, perché vorrei solo guardarci dentro. Poco. Un pochino. Una sbirciata dalla fessura del coperchio. Forse, se lo alzo solo un po’, riuscirò a vedere che cosa succede all’interno. Ecco, così. Piano.

Clic.

Luce.

Musica.

È bella questa musica, vero? Vi piace ascoltarla? Sapete cos’è? Non potete non saperlo, tutti conoscono la Danza della Fata Confetto. Ma sono sola o c’è qualcuno che mi sta guardando? Ah, ci sei solo tu. Ciao, bambina. No, non chiudere il coperchio, aspetta. Non vuoi continuare a guardarmi? Non ti piace questa musica? No, ferma, non

Silenzio.

Buio.

Clic.

Non ci sono riuscita. Non sono riuscita a guardare nella scatola senza che il carillon si mettesse a suonare. Eppure non sembra difficile, potrei riuscirci. Ecco, quando alzo il coperchio, lì c’è una levetta. Scommetto che è il cuore del meccanismo. Quando il coperchio si abbassa e preme su quella levetta, la musica si ferma, la ballerina sparisce, tutto tace. Ma quando il coperchio si solleva, niente può più trattenere gli ingranaggi, la musica suona, la ballerina si solleva e comincia a girare. Potrei alzare il coperchio e appoggiare un dito sulla levetta. Forse allora la musica non partirà, la ballerina non girerà, potrò guardare dentro la scatola. Che cosa ci sarà? Ci devo provare.

Clic.

Luce.

Mus–

Che cosa succede? Perché mi hai fermata? Non hai forse alzato il coperchio per guardarmi ballare? E allora perché non sento la musica? Perché non riesco a sollevarmi da questa scatola? Qualcosa mi blocca, mi tiene giù. Non vedo niente, eppure ti sento, so che sei lì, che mi guardi, mi osservi, mi scruti. Non capisco. Io sono nata per sorgere e danzare. Sono la Fata Confetto, dolce come lo zucchero, leggera come un fiocco di neve. Non mi piace restare qui dentro, rinchiusa, soffocata. Prigioniera. È così piccola questa scatola, eppure è l’unico mondo che conosco. E io, invece, vorrei vedere tutto il resto. È questo il mio sogno. Quando la scatola si apre, il mio sogno si avvera. Tu non hai un sogno, bambina? Se ne hai uno, puoi capirmi. Fai partire la musica, lasciami danzare. Sono la Fata Confetto, devo danzare per voi.

Clic.

Clic.

Clic.

Clic.

L’ho fermato, ci sono riuscita, ho fermato il carillon. Adesso, però, vorrei tanto prendere in mano la ballerina. Ma non si stacca dal piedistallo, il suo piede è saldato. Per forza, altrimenti come farebbe a girare? E no, la gamba sollevata deve restare così, non posso abbassargliela, non posso abbassarle le braccia, non posso modificare la sua posizione. Non posso nemmeno spogliarla e cambiarle il vestito. Non è una bambola con cui si possa giocare, non si piegherà al mio volere, non farà quello che voglio io. È nata per girare in equilibrio su un piede, può fare solo quello. Se la tocco, se la strattono, la romperò. Sono una bambina cattiva, vero? Se romperò il carillon la mamma si arrabbierà tanto, lo so. Non voglio che la mamma si arrabbi. Il carillon è suo, lo hanno regalato a lei, ci tiene. Non sa che lo sto guardando di nascosto, adesso che è fuori e io sono in casa da sola. Non deve saperlo. Abbiamo fatto un patto, lei esce e io resto qui e faccio la brava bambina, non rispondo al telefono, non vado alla porta se qualcuno suona il campanello, rimango zitta e tranquilla, altrimenti la gente cattiva scopre che sono a casa da sola e può farmi del male. Me lo ha spiegato, la mamma, sono troppo piccola per restare a casa da sola. E le ho promesso che sarò brava, resterò nella mia cameretta a fare i compiti e aspetterò che lei rientri a casa. Perché se non sarò brava dovrò tornare in collegio. E io non voglio tornare in collegio, proprio no. E adesso dovrei chiudere il carillon, rimetterlo a posto, tornare in camera mia.

Clic.

Luce.

Musica

Eccomi di nuovo, finalmente. Grazie, bambina. Adesso sì che va meglio. Mi piace tanto danzare e questa musica è così dolce, sembra una ninnananna. Chissà quanti bambini si sono addormentati ascoltando il suono di questa musica. Anche tu? Ascoltala bene e guardami. Sono brava, vero? Non pensi anche tu che io sia sprecata qui dentro? Dovrei danzare su un palcoscenico, con la scenografia, l’orchestra, il Principe che mi guida nel passo a due, le luci su di me, il sipario che si chiude e gli applausi del pubblico. Mi lancerebbero rose alla fine dello spettacolo, e io ringrazierei con una riverenza e manderei baci a tutti. Non importa, ballerò qui, ringrazierò solo te, ti manderò baci e tu continuerai a guardarmi danzare. Ehi, che succede? La musica rallenta, rallento anch’io. Giro sempre più piano. Vor r e i   c o n t i n u a r e   e   i n v e c e   m i   s t o    f   e   r   m  a   n –

C l o c.

Il carillon si è rotto? Forse no. Vediamo, sotto la scatola, ecco, sul fondo. Che cos’è? Deve essere la carica del carillon, serve a farlo ripartire. È una chiave, credo si debba girare, trac, la girerò fino a quando sentirò un clic. Trac, trac, trac. Clic. Ecco, proprio così. Adesso posso riappoggiare la scatola e aprire il coperchio. La musica ripartirà, la ballerina ricomincerà a danzare. Peccato non poter guardare il meccanismo chiuso nel doppio fondo della scatola. Che bello sarebbe poter smontare tutto per vedere come funziona. Ma, se lo faccio, il carillon si romperà e non potrò più ascoltare la musica, non potrò più guardare la ballerina danzare, la mamma capirà che ho frugato fra le sue cose. Non si fiderà più di me.

Clic.

Luce.

Musica.

Adesso sì che si ragiona. Mi ero spaventata. Pensavo che mi avessi fermata tu, invece si era solo esaurita la carica. Grazie, bambina, grazie mille. Adesso mi sento proprio bene. Sono la Fata Confetto, dolce come lo zucchero, leggera come un fiocco di neve. Sono piena di energia, potrei ballare per ore. Ballerò per te, bambina. Sai ballare anche tu? Ti piacerebbe imparare? Non è semplice, bisogna studiare tanto. Si comincia da piccoli, cinque anni, sei, sette al massimo. Dopo sarebbe troppo tardi, i corpi crescono, le ossa si saldano, le articolazioni diventano più rigide. Guarda la mia gamba, quella che tengo sollevata. Lo vedi l’en dehors? È perfetto, ma mi sono allenata molte ore per ottenere questa rotazione dell’anca che a te sembra così naturale. No, bambina, tu non puoi fare quello che faccio io, non ne saresti capace, non provarci, puoi farti male se non esegui l’attitude derrière correttamente. Chiedi alla tua mamma di iscriverti a una scuola di danza, così imparerai anche tu. Ma che cosa fai, adesso? Perché vuoi chiudere il co–

Silenzio.

Buio.

Clic.

Sì, meglio chiudere tutto e andare via. Tra poco la mamma ritorna e se mi trova qui che cosa le dirò? Chiudo e metto a posto, lei non saprà mai che sono stata qui. Magari, se farò la brava, potrò chiederle ancora di portarmi alla scuola di danza. Forse mi ascolterà, questa volta. Se glielo chiedo per piacere, se le prometto che mi impegnerò, se le dico che mi farò prestare il tutù e le scarpette da Simona e che non dovremo chiedere i soldi a papà, se le dico che ci tengo tanto, davvero tanto, se–

Clic.

Luce.

Musica.

Insomma, bambina, hai deciso che cosa vuoi fare? Non puoi continuare ad aprire e chiudere il coperchio. Ogni volta per me è una fatica. Mi sollevo, comincio a girare, sono felice, e sul più bello tu mi richiudi nella scatola. È buio e triste, qui sotto. Sono la Fata Confetto, voglio danzare per voi. Sono sola, nessuno mi parla, la musica tace e io ho paura. Il buio mi spaventa, il silenzio mi spaventa, mi travolgono pensieri terribili. E se dovessi restare chiusa qui per sempre? Che cosa farei se non potessi più ballare? So fare solo questo, è tutta la mia vita. Sì, ho detto proprio così, ballare è tutta la mia vita. Cosa ti fa pensare che io non sia viva? Certo che sono viva, guardami. Giro, mi muovo, sono una ballerina, vivo di danza e di musica. Sono viva. Più viva di te, che stai lì a guardarmi come se–

Clic.

Silenzio.

Scusami, ballerina, ho fermato di nuovo la musica. Lo so che non devo, ma adesso aprirò il sottofondo della scatola, perché voglio vedere com’è fatto il carillon. So che lì dentro si trovano gli ingranaggi, che sono delicati e sensibili, e devono restare nascosti e protetti per poter suonare e farti girare, ballerina. Ma se adesso apro il sottofondo

Oh no, l’ho rotto. La mamma sarà furiosa. E adesso? Eccolo qui ,il meccanismo che volevo vedere. È solo metallo, produce musica perché il cilindro ruota e fa vibrare queste lamelle d’acciaio, ogni lamella una nota. Nessuna magia, solo un cilindro che gira. Peccato, volevo che fosse una magia. Vorrei non averlo mai scoperto. Forse, se provo a richiudere il fondo, la mamma non capirà che l’ho rotto. Il carillon non suonerà più, ma lei non lo saprà. Non se ne accorgerà. Devo sistemare il fondo, abbassare il coperchio e rimettere il carillon dove lo ho trovato. La mamma sta per arrivare.

Ma intanto, è così bella la ballerina, e balla così bene. Perché lei sa ballare e io no?

Forse potrei–

Cloc.

Silenzio.

Cloc.

Silenzio.

Dov’è la musica? Perché sono ferma? E perché mi guardi così, bambina? Mi fai paura, più di quanta me ne facciano il buio e il silenzio. Poco fa mi guardavi girare, la musica suonava e io giravo, e giravo, e giravo, e adesso la musica tace e io non giro più. Sono bloccata e vedo i tuoi occhi fissi su di me. Perché mi guardi così? Mi fai paura. Che cosa stai facendo? Fermati, aspetta, se mi stacchi dal piedistallo non ballerò più. Sono la Fata Confetto, lascia che io continui a ballare. Oh no, guarda che cos’hai fatto, il mio piede è rovinato, l’hai spezzato in due. E adesso che altro farai? No, no, no, la gamba no, la gamba no, non è fatta per piegarsi, la romperai. Ecco, l’hai rotta. Mi stai facendo a pezzi. Guardami, guarda le mie braccia. Che ne sarà di me, adesso? Ti prego, smettila. Sono la Fata Confetto, dolce come la neve, leggera come lo zucchero. Che cosa farò senza braccia e senza gamba? Su, su, adesso non piangere. Non serve a niente, non rimedierai a questo disastro piangendo. Prova ad aggiustarmi, invece. Forse si può ancora fare qualcosa. Con della colla, ecco, sì, prova a cercare la colla, ne avrai di certo fra le tue cose di scuola. Prendi la colla e prova a riattaccarmi le braccia. Forse anche la gamba si può sistemare, e il piede. E poi penserai con calma a tutto il resto. Sono sicura che ci riuscirai. Dai, provaci almeno. Non vuoi vedermi tornare a danzare? Ma che cosa fai? No, non togliermi il tutù, si rovinerà e non potrò più indossarlo. Oh, no, si è strappato, è rovinato per sempre. Smettila di piangere e cerca di aiutarmi, invece. Per favore, bambina, per favore. Non essere cattiva con me, io non ti ho fatto niente. Possiamo diventare amiche e danzare insieme. Ti piacerebbe danzare con me? Certo che ti piacerebbe, lo so, è quello che desideri, per questo mi guardavi poco fa, mi guardavi ed eri felice. Non vuoi imparare a danzare come me? Aspetta, aspetta, quella è la mia coroncina. È la coroncina della Fata Confetto. Non vedi come brilla fra i miei capelli? È incollata, non staccarla, se la stacchi anche la mia testa si romperà. Ti prego, lasciamela, ti prego, ti prego, ti pr–

Silenzio.

Buio.

Clac.


L’autrice

Elisabetta Tocchetti è nata sul lago di Garda un po’ di tempo fa. Ama i gatti, i cimiteri e le sonate per pianoforte e le piace scrivere di gatti e di cimiteri, ascoltando sonate per pianoforte. Un suo atomo è uscito su Retabloid di Oblique, altri racconti sono su Narrandom, Quaerere, Rivista Blam, Risme e Offline. Tutto il resto è irrilevante.

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